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SOLITUDINI
OLIO SU TELA
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Scrivo nel giorno dello “sciopero globale” delle donne contro la “violenza maschile in tutte le sue forme”. È l’8 marzo 2018, è l’ora del dissenso. Della rete nonunadimeno, della campagna balance ton pore, degli hastagh #metoo, #wetoo, #timeup, che rimbalzano con qualche schizofrenia da un capo all’altro del mondo, dei manifesti vergati dalle attrici italiane e quelli scolpiti sulla roccia dalle intellettuali francesi. È l’ora dei red carpet vestiti di nero, delle star indignate che non hanno più paura, salvo accogliere sul set l’addetto al benessere del post-weinstein e, seppure con un velo di orrore, il corpo scultura post-umano di orlan;  è l’ora dell’avance che diventa molestia, mentre la violenza resta violenza. Delle ministre, delle direttore, delle sindache, quello delle addette, ahimè, è sempre stato il loro…. È l’ora dei filosofi che annunciano con manchevole convinzione un nuovo puritanesimo, degli uomini che dicono “potenzialmente è una rivoluzione ma non devono esserci spargimenti di sangue” e regalano mimose e mandano auguri via  whatsapp, oggi.
Ho un leggero mal di capo. E mi chiedo: tra l’io e il tu c’è la possibilità di un nuovo dialogo? E, soprattutto, dove è finita la bellezza…anche quella di un corpo nudo, l’anima.
Simona Chipi

“Come spostando pietre:/geme ogni giuntura! Riconosco/l’amore dal dolore/lungo tutto il corpo”.
(Marina Ivanovna Cvetaeva)